CinLarella's Blog


Saluto il 2011 con malinconia, perchè per me è stato un anno speciale. L’arrivo di Davide mi ha lasciato e mi lascia davvero poco tempo per occuparmi di cinema e del blog, ma la mia passione per il grande schermo è solo momentaneamente accantonata🙂

Davide significa “amato” e la scelta di questo nome si è rivelata azzeccata. E’ un bambino fortunato: cresce circondato dall’affetto di mamma e papà ma anche di quello di tanti familiari e amici che ci sono stati e che ci sono vicini. Grazie a tutti voi!  Vi Auguro un Natale e un 2012 “sorridenti” come il mio bambino!


Qualcuno forse si sarà chiesto dove sono sparita in questi mesi…
La gravidanza mi ha “assorbito” come non immaginavo e ha (ahimè!) significativamente ridotto le mie capacità di concentrazione..Ho fagocitato tv spazzatura per settimane, evitando come la peste le letture impegnative e, quel che è peggio, il buon cinema. Ieri sera ho avuto un moto d’orgoglio e, approfittando del passaggio su Sky del film evento della scorsa stagione, ho deciso di riprendere in mano il progetto “cinemamma”…almeno finchè Davide non verrà alla luce🙂

Così eccomi qui, a parlare di The Social Network, film gradevole, ben scritto, ma che continua a evidenziare la crisi del cinema a stelle e strisce. Insomma: non è certo un capolavoro. E se penso a tutte le nomination e ai premi che ha ricevuto e vinto…non posso non pensare con nostalgia, che la settima arte per me è qualcos’altro. Dal mio punto di vista il declino è partito con “The Millionaire”, altro film ben realizzato, con un montaggio superlativo e una colonna sonora coinvolgente. Ma il cinema è solo questione di ritmo? O anche di idee e di storie? The Social Network racconta la nascita e la realizzazione di un’idea che ha cambiato il modo di comunicare e di relazionarsi di milioni di persone. Ma valeva la pena fare un film su questo? La trama altro non è che una sequenza di deposizioni legali, intervallata alla solita idea dell’american dream (anche un nerd può riscattarsi socialmente, soprattutto in ambito informatico..basta andare a Palo Alto..ma dai!). Insomma niente di originale o di nuovo. Lo guardi, ti prende, ma non ti lascia niente. Nessuna scena memorabile, nessun dialogo degno di citazione. Solo tanta tristezza per Mark Zuckerberg. Voto: 6

Apro e chiudo una breve parentesi su Venezia 68. Dopo aver visto che l’apertura è stata concessa ad Ezio Greggio e al suo film (non voglio ricordarmi il nome), il mio livello di disgusto ha raggiunto picchi altissimi. Da anni vincono film orrendi (Segreto di Vera Drake, Lussuria, The Wrestler, ecc.), ma voglio sperare che il Festival non si concluda come è inziato…Forza Emanuele!


Alcune iniziative cine-gastronomiche:

PELLICOLE RITROVATE
150 Anni d’Italia raccontati dai grandi maestri

Dal 21 giugno, ogni martedì, Piazza Prampolini (ingresso gratuito). Una buona occasione per rivedere (o vedere per la prima volta) film come Il Gattopardo, Amarcord, Il Sorpasso, La Grande Guerra. Per il calendario completo cliccate qui.

RUGIADA DI SAN GIOVANNI

Tortellata Escursionistica Giovedì 23, con partenza alle 19.00 per i partecipanti alla camminata e ritrovo alle 21,30 per chi è interessato solamente al tortello🙂

Per il programma completo  nottesangiovanni_2011

CENA LATINO-AMERICANA

Dopo il grande successo della versione invernale, torna l’unica, autentica, originale  Cena Latino-Americana

Sabato 25 giugno – ore 20.00
c/o “L’Orto di Cesare” (dietro al Toys Center, zona Buco del Signore)
Menù Completo € 25,00
Come di consueto, il ricavato della serata sarà devoluto a favore dell’Associazione ISI “I Santi Innocenti”.


A grande richiesta: Mario Asti sul Cinlarella’s Blog🙂

Domani sera, per chi avesse ancora dubbi se andare o meno a votare, serata di sensibilizzazione (e concerto di Mario Asti!), a partire dalle 19 in piazza Prampolini – Reggio Emilia


L’eterna lotta tra bene e male, tra femminile e maschile, tra forza costruttrice e forza distruttrice, tra Fede e Ragione. Malick mette in scena un conflitto interiore che accompagna il protagonista (e forse anche il regista) nell’arco della sua vita: scegliere tra la strada “stretta” dell’amore o la strada “larga” e comoda del cinismo? Nel mezzo i perchè a cui ogni uomo cerca risposta: il dolore, la morte, la vita. La ciclicità di un flusso che scorre ininterrotto da millenni e che non si può arrestare. “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo”. Ma arrivare a una risposta è un percorso tortuoso, fatto di salite e bruschi risvegli.

Il tema non è certamente originale, ma ciò che rende questo film unico e innovativo è la potenza visiva con cui il concetto viene reso. Immagini evocative ed originali che si susseguono in un flusso di coscienza e salti temporali affascinanti quanto, talvolta, criptici (la perfezione delle inquadrature della sequenza “cosmica” ricorda il Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio, le ellissi il Tarkovskij de Lo Specchio).

Il protagonista è Jack (Sean Penn), affermato professionista. Ripercorriamo la sua infanzia attraverso il rapporto con i genitori: materna e “full of grace” la madre (Jessica Chastain), duro e materialista il padre (Brad Pitt). Entrambi esprimono un modo diverso di amare e di “allenare” alla vita. Fin da bambino Jack è combattuto tra quale “natura” scegliere. Il conflitto si risolverà solamente molti anni più tardi, dopo aver conosciuto la sofferenza per la perdita di un fratello e un tormentato rapporto con Dio.

Era da tanto che un film non riusciva a stupirmi e toccarmi come questo “The Tree of Life”: realizzare un’opera così spirituale e profonda senza cadere nella banalità o nella scontatezza non è semplice. Il tentativo non è riuscito, ad esempio, a Clint Eastwood in Hereafter, anche se curiosamente le due pellicole hanno una sequenza molto simile. La ricerca stilistica e la raffinatezza registica non sono qui fini a loro stesse, ma funzionali alla narrazione, arricchendola di suggestioni oniriche e sonore che non possono lasciare indifferenti. Il mio voto è un 9. Assolutamente da vedere. Da amare od odiare. Nessuna mezza misura.


Ovvero: come un soggetto cinematografico di alto potenziale si trasforma in un film piccolo e noioso, sorretto soltanto dall’interpretazione del suo protagonista principale. La visione è stata un’agonia. Non vedevo l’ora di uscire dalla sala.

Il soggetto dicevo: dimostrare che il papa è “umano”. Con le debolezze, le fragilità, le ansie dell’uomo comune. La paura di non farcela di fronte a situazioni che sembrano troppo grandi o il sentirsi schiacciati dal peso delle responsabilità. Lo spettatore entra subito in empatia con il protagonista. Con il suo sguardo mite, i modi gentili, il desiderio di una vita serena. Lo seguiamo con tenerezza nel suo viaggio per Roma e dentro se stesso, alla ricerca delle origini del suo “deficit da accudimento” e delle parole di un difficile discorso sullo stato della Chiesa e sulle sue necessità di cambiamento.

Questa è la parte “felice” di Habemus Papam. Ma ripeto: è tutto merito della straordinaria interpretazione di Michel Piccoli. Non certo della debole sceneggiatura di Moretti, inutile figura di psichiatra borioso, segregato tra le mura vaticane a occuparsi di un gruppo di cardinali bambini. Qual’era l’obiettivo di questa parte di film? Criticare il Vaticano? Sbeffeggiare i suoi esponenti principali? Dimostrare che i prelati sono un manipolo di depressi dipendenti dagli psicofarmaci? Il tutto stride con la vicenda umana di Melville. Le toglie intensità, ritmo, enfasi. Senza produrre nulla se non qualche sorriso a denti stretti. Si rasenta il grottesco, ma senza genialità.

Mi astengo dal commentare il finale. Anch’esso privo di coraggio (come quello del Caimano) e di pathos. Peccato.

Il voto è un 6 – (per Piccoli, per il gruppo di bravi attori-cardinali, per la colonna sonora). Si contende insieme ad Hereafter la palma del film più deludente della stagione.


In quest’ultimo periodo ho decisamente trascurato blog e cinema, causa grande evento!

Qualche lettrice sa che amo organizzare swap-party insieme ad un gruppo di amiche. Per l’appuntamento che si terrà dopodomani abbiamo fatto le cose in grande! Sarà nostra ospite, direttamente da Real Time, nientepopòdimenoche Carla Gozzi! Che parla di noi nel suo seguitissimo blog!

Non ci credete? Cliccate qui

http://www.carlagozzi.it/web/2011/03/swap-party-cavriago-reggio-emilia/

Prometto che dalla prossima settimana tornerò a occuparmi di Cinema a tempo pieno…ma concedetemi un pomeriggio di assoluta leggerezza!

Nota Postuma: lo Swap Party è stato un successo! Ecco Federica, Carlà and me al termine del workshop

Per il reportage completo della giornata vi invito a visitare, da domani, swappartyre.wordpress.com

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