Pubblicato da: CinLarella su: maggio 23, 2011
L’eterna lotta tra bene e male, tra femminile e maschile, tra forza costruttrice e forza distruttrice, tra Fede e Ragione. Malick mette in scena un conflitto interiore che accompagna il protagonista (e forse anche il regista) nell’arco della sua vita: scegliere tra la strada “stretta” dell’amore o la strada “larga” e comoda del cinismo? Nel mezzo i perchè a cui ogni uomo cerca risposta: il dolore, la morte, la vita. La ciclicità di un flusso che scorre ininterrotto da millenni e che non si può arrestare. “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo”. Ma arrivare a una risposta è un percorso tortuoso, fatto di salite e bruschi risvegli.
Il tema non è certamente originale, ma ciò che rende questo film unico e innovativo è la potenza visiva con cui il concetto viene reso. Immagini evocative ed originali che si susseguono in un flusso di coscienza e salti temporali affascinanti quanto, talvolta, criptici (la perfezione delle inquadrature della sequenza “cosmica” ricorda il Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio, le ellissi il Tarkovskij de Lo Specchio).
Il protagonista è Jack (Sean Penn), affermato professionista. Ripercorriamo la sua infanzia attraverso il rapporto con i genitori: materna e “full of grace” la madre (Jessica Chastain), duro e materialista il padre (Brad Pitt). Entrambi esprimono un modo diverso di amare e di “allenare” alla vita. Fin da bambino Jack è combattuto tra quale “natura” scegliere. Il conflitto si risolverà solamente molti anni più tardi, dopo aver conosciuto la sofferenza per la perdita di un fratello e un tormentato rapporto con Dio.
Era da tanto che un film non riusciva a stupirmi e toccarmi come questo “The Tree of Life”: realizzare un’opera così spirituale e profonda senza cadere nella banalità o nella scontatezza non è semplice. Il tentativo non è riuscito, ad esempio, a Clint Eastwood in Hereafter, anche se curiosamente le due pellicole hanno una sequenza molto simile. La ricerca stilistica e la raffinatezza registica non sono qui fini a loro stesse, ma funzionali alla narrazione, arricchendola di suggestioni oniriche e sonore che non possono lasciare indifferenti. Il mio voto è un 9. Assolutamente da vedere. Da amare od odiare. Nessuna mezza misura.
Ciao cara,
il film non l’ho ancora visto ma sono curiosa…
E poi ho letto il tuo commento nel mio blog… wow!!!
Che emozione!
E per quello che riguarda l’abbigliamento io punterei sull’etnico: caftani leggeri e colorati, foulard, infradito, pantaloni super morbidi e tanti gioielli dei materiali più disparati (bachelite, corallo, legno, madreperla…)
Un bacione :-***
Ovviamente per un film del genere è difficile riassumere il proprio pensiero in un commento (già nella recensione ho dovuto dilungarmi…). Ciò che posso dire qui è che sono totalmente d’accordo con te: anche a me è piaciuto molto, e anch’io l’ho trovato un’opera poliedrica e illuminante. Una giusta Palma d’Oro.
CinLarella non sono d’accordo col tuo commento. Però si sa, il cinema è soggettivo. L’ho trovato bello fuori, ma vuoto dentro. Un bellissimo pacco regalo senza sorpresa al suo interno. Non mi ha dato emozioni, l’ho trovato retorico, algido, lontano dallo spettatore. Ha il sapore di un’opera che un regista sopravvalutato fa per sè, trascurando il pubblico. Sicuramente da vedere e al cinema aggiungo! Però lascia in bocca un cattivo sapore: http://onestoespietato.wordpress.com/2011/05/28/the-tree-of-life-malick-delude/ è il commento sul mio blog… leggilo e magari lasciami una tua impressione… a presto!
maggio 23, 2011 a 7:28 pm
è un grande film, no doubt about this
ma c’è qualcosa che mi impedisce di provare piacere nel vederlo
domani vado a rivederlo con mio figlio; ne parleremo e poi posterò
maggio 23, 2011 a 9:18 pm
Già il fatto che tu voglia rivederlo significa che il film ha colpito. A me personalmente è successo poche volte di desiderare di rivedere un film (in sala!) a così breve distanza
Attendo impaziente la tua recensione! Nel frattempo ho aggiunto il tuo link in blogroll