Pubblicato da: CinLarella su: maggio 1, 2011
Ovvero: come un soggetto cinematografico di alto potenziale si trasforma in un film piccolo e noioso, sorretto soltanto dall’interpretazione del suo protagonista principale. La visione è stata un’agonia. Non vedevo l’ora di uscire dalla sala.
Il soggetto dicevo: dimostrare che il papa è “umano”. Con le debolezze, le fragilità, le ansie dell’uomo comune. La paura di non farcela di fronte a situazioni che sembrano troppo grandi o il sentirsi schiacciati dal peso delle responsabilità. Lo spettatore entra subito in empatia con il protagonista. Con il suo sguardo mite, i modi gentili, il desiderio di una vita serena. Lo seguiamo con tenerezza nel suo viaggio per Roma e dentro se stesso, alla ricerca delle origini del suo “deficit da accudimento” e delle parole di un difficile discorso sullo stato della Chiesa e sulle sue necessità di cambiamento.
Questa è la parte “felice” di Habemus Papam. Ma ripeto: è tutto merito della straordinaria interpretazione di Michel Piccoli. Non certo della debole sceneggiatura di Moretti, inutile figura di psichiatra borioso, segregato tra le mura vaticane a occuparsi di un gruppo di cardinali bambini. Qual’era l’obiettivo di questa parte di film? Criticare il Vaticano? Sbeffeggiare i suoi esponenti principali? Dimostrare che i prelati sono un manipolo di depressi dipendenti dagli psicofarmaci? Il tutto stride con la vicenda umana di Melville. Le toglie intensità, ritmo, enfasi. Senza produrre nulla se non qualche sorriso a denti stretti. Si rasenta il grottesco, ma senza genialità.
Mi astengo dal commentare il finale. Anch’esso privo di coraggio (come quello del Caimano) e di pathos. Peccato.
Il voto è un 6 – (per Piccoli, per il gruppo di bravi attori-cardinali, per la colonna sonora). Si contende insieme ad Hereafter la palma del film più deludente della stagione.
A me è piaciuto moltissimo. Dopo tanti film italiani terribilmente ripetitivi…
Il ruolo di Moretti dà il via al tutto. Senza di lui il Papa non avrebbe modo di fuggire e non ci sarebbe nessuna storia da raccontare.
I prelati del film sono molto meglio di tanti veri prelati che ho conosciuto. Sarà per questo che non lo trovo offensivo.
A me il film è piaciuto, sopratutto per come ha considerato l’aspetto umano dei singoli cardinali, la loro umiltà (non paura) dinanzi al momento della scelta nel segreto del conclave, le indecisioni e debolezze di Melville non legate all’aspetto religioso (la sua risposta alla domanda del Moretti psicanalista “ha probelmi con la fede?” è forse l’unica sicura che riesce a dare durante l’intera durata della pellicola) ma alla debolezza dell’uomo che sa quanto un papa debba essere forte per cambiare l’umanità in meglio e come lui sia inadatto a ricoprire quel ruolo.
Fabrizio
maggio 1, 2011 a 3:33 pm
Ah no no, Hereafter non lo batte nessuno!!
Sono d’accordo con te sull’inutilità della presenza di Nanni Moretti nel film, questa volta doveva restare fuori dal cast oppure dare maggiore spazio alla bravissima Margherita Buy che si deve accontentare di una particina che andava approfondita… però non ritengo questo film noioso e sorretto solo dal protagonista, anche i dialoghi sono interessanti (ad esempio le battutine su farmacia e benzina e altri dettagli che adesso mi spiace non ricordo mi fecero riflettere su quanto il Vaticano sia l’opposto di quel che predicava Gesù).