Pubblicato da: CinLarella su: dicembre 24, 2011
Saluto il 2011 con malinconia, perchè per me è stato un anno speciale. L’arrivo di Davide mi ha lasciato e mi lascia davvero poco tempo per occuparmi di cinema e del blog, ma la mia passione per il grande schermo è solo momentaneamente accantonata
Davide significa “amato” e la scelta di questo nome si è rivelata azzeccata. E’ un bambino fortunato: cresce circondato dall’affetto di mamma e papà ma anche di quello di tanti familiari e amici che ci sono stati e che ci sono vicini. Grazie a tutti voi! Vi Auguro un Natale e un 2012 “sorridenti” come il mio bambino!
Pubblicato da: CinLarella su: giugno 19, 2011
Alcune iniziative cine-gastronomiche:
PELLICOLE RITROVATE
150 Anni d’Italia raccontati dai grandi maestri
Dal 21 giugno, ogni martedì, Piazza Prampolini (ingresso gratuito). Una buona occasione per rivedere (o vedere per la prima volta) film come Il Gattopardo, Amarcord, Il Sorpasso, La Grande Guerra. Per il calendario completo cliccate qui.
RUGIADA DI SAN GIOVANNI
Tortellata Escursionistica Giovedì 23, con partenza alle 19.00 per i partecipanti alla camminata e ritrovo alle 21,30 per chi è interessato solamente al tortello
Per il programma completo nottesangiovanni_2011
CENA LATINO-AMERICANA
Dopo il grande successo della versione invernale, torna l’unica, autentica, originale Cena Latino-Americana
Sabato 25 giugno – ore 20.00
c/o “L’Orto di Cesare” (dietro al Toys Center, zona Buco del Signore)
Menù Completo € 25,00
Come di consueto, il ricavato della serata sarà devoluto a favore dell’Associazione ISI “I Santi Innocenti”.
Pubblicato da: CinLarella su: giugno 9, 2011
A grande richiesta: Mario Asti sul Cinlarella’s Blog
Domani sera, per chi avesse ancora dubbi se andare o meno a votare, serata di sensibilizzazione (e concerto di Mario Asti!), a partire dalle 19 in piazza Prampolini – Reggio Emilia
Pubblicato da: CinLarella su: maggio 23, 2011
L’eterna lotta tra bene e male, tra femminile e maschile, tra forza costruttrice e forza distruttrice, tra Fede e Ragione. Malick mette in scena un conflitto interiore che accompagna il protagonista (e forse anche il regista) nell’arco della sua vita: scegliere tra la strada “stretta” dell’amore o la strada “larga” e comoda del cinismo? Nel mezzo i perchè a cui ogni uomo cerca risposta: il dolore, la morte, la vita. La ciclicità di un flusso che scorre ininterrotto da millenni e che non si può arrestare. “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo”. Ma arrivare a una risposta è un percorso tortuoso, fatto di salite e bruschi risvegli.
Il tema non è certamente originale, ma ciò che rende questo film unico e innovativo è la potenza visiva con cui il concetto viene reso. Immagini evocative ed originali che si susseguono in un flusso di coscienza e salti temporali affascinanti quanto, talvolta, criptici (la perfezione delle inquadrature della sequenza “cosmica” ricorda il Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio, le ellissi il Tarkovskij de Lo Specchio).
Il protagonista è Jack (Sean Penn), affermato professionista. Ripercorriamo la sua infanzia attraverso il rapporto con i genitori: materna e “full of grace” la madre (Jessica Chastain), duro e materialista il padre (Brad Pitt). Entrambi esprimono un modo diverso di amare e di “allenare” alla vita. Fin da bambino Jack è combattuto tra quale “natura” scegliere. Il conflitto si risolverà solamente molti anni più tardi, dopo aver conosciuto la sofferenza per la perdita di un fratello e un tormentato rapporto con Dio.
Era da tanto che un film non riusciva a stupirmi e toccarmi come questo “The Tree of Life”: realizzare un’opera così spirituale e profonda senza cadere nella banalità o nella scontatezza non è semplice. Il tentativo non è riuscito, ad esempio, a Clint Eastwood in Hereafter, anche se curiosamente le due pellicole hanno una sequenza molto simile. La ricerca stilistica e la raffinatezza registica non sono qui fini a loro stesse, ma funzionali alla narrazione, arricchendola di suggestioni oniriche e sonore che non possono lasciare indifferenti. Il mio voto è un 9. Assolutamente da vedere. Da amare od odiare. Nessuna mezza misura.
Pubblicato da: CinLarella su: maggio 1, 2011
Ovvero: come un soggetto cinematografico di alto potenziale si trasforma in un film piccolo e noioso, sorretto soltanto dall’interpretazione del suo protagonista principale. La visione è stata un’agonia. Non vedevo l’ora di uscire dalla sala.
Il soggetto dicevo: dimostrare che il papa è “umano”. Con le debolezze, le fragilità, le ansie dell’uomo comune. La paura di non farcela di fronte a situazioni che sembrano troppo grandi o il sentirsi schiacciati dal peso delle responsabilità. Lo spettatore entra subito in empatia con il protagonista. Con il suo sguardo mite, i modi gentili, il desiderio di una vita serena. Lo seguiamo con tenerezza nel suo viaggio per Roma e dentro se stesso, alla ricerca delle origini del suo “deficit da accudimento” e delle parole di un difficile discorso sullo stato della Chiesa e sulle sue necessità di cambiamento.
Questa è la parte “felice” di Habemus Papam. Ma ripeto: è tutto merito della straordinaria interpretazione di Michel Piccoli. Non certo della debole sceneggiatura di Moretti, inutile figura di psichiatra borioso, segregato tra le mura vaticane a occuparsi di un gruppo di cardinali bambini. Qual’era l’obiettivo di questa parte di film? Criticare il Vaticano? Sbeffeggiare i suoi esponenti principali? Dimostrare che i prelati sono un manipolo di depressi dipendenti dagli psicofarmaci? Il tutto stride con la vicenda umana di Melville. Le toglie intensità, ritmo, enfasi. Senza produrre nulla se non qualche sorriso a denti stretti. Si rasenta il grottesco, ma senza genialità.
Mi astengo dal commentare il finale. Anch’esso privo di coraggio (come quello del Caimano) e di pathos. Peccato.
Il voto è un 6 – (per Piccoli, per il gruppo di bravi attori-cardinali, per la colonna sonora). Si contende insieme ad Hereafter la palma del film più deludente della stagione.
Pubblicato da: CinLarella su: marzo 31, 2011
In quest’ultimo periodo ho decisamente trascurato blog e cinema, causa grande evento!
Qualche lettrice sa che amo organizzare swap-party insieme ad un gruppo di amiche. Per l’appuntamento che si terrà dopodomani abbiamo fatto le cose in grande! Sarà nostra ospite, direttamente da Real Time, nientepopòdimenoche Carla Gozzi! Che parla di noi nel suo seguitissimo blog!
Non ci credete? Cliccate qui
http://www.carlagozzi.it/web/2011/03/swap-party-cavriago-reggio-emilia/
Prometto che dalla prossima settimana tornerò a occuparmi di Cinema a tempo pieno…ma concedetemi un pomeriggio di assoluta leggerezza!
Nota Postuma: lo Swap Party è stato un successo! Ecco Federica, Carlà and me al termine del workshop
Per il reportage completo della giornata vi invito a visitare, da domani, swappartyre.wordpress.com
Pubblicato da: CinLarella su: marzo 24, 2011
Dall’ascesa del fascismo alla Liberazione. In questo atto II si vede tutta la vicinanza di idee e di “sentire” tra Bertolucci e il suo mentore: PierPaolo Pasolini. Nella decadenza dei personaggi di Attila e Regina, c’è tutta la cupezza di Salò e della mai terminata Trilogia della Morte. Le brutali uccisioni di Patrizio e della vedova Pioppi esprimono l’orrore del Fascismo e dei suoi esponenti più estremi. Ma anche l’orrore nei confronti di quelli che potevano (Alfredo) fare qualcosa per limitare, per arginare e invece hanno scelto di non intervenire, trincerandosi dietro la scusa del “non aver fatto mai del male a nessuno”.
A contrapporsi alla morte c’è la vitalità del popolo, dei “paesani” che richiamano invece un’altra trilogia pasoliniana, quella della Vita.
Di nuovo un’opera ricca di contrasti, piena di richiami idealisti e utopistici. Vista oggi è decisamente ingenua. Perchè siamo molto più cinici, disincantati, smaliziati. Sappiamo già “come è andata a finire la storia” e non possiamo non guardare a certe manifestazioni con una sorta di tenerezza.
Negli anni in cui Novecento è stato girato e distribuito, quelle idee non dovevano sembrare così “bizzarre” e irrealizzabili come ci sembrano oggi. Un cambiamento sembrava possibile. Quantomeno c’era la speranza. Oggi c’è rassegnazione.
In questa seconda parte viene data maggior importanza alla psicologia dei personaggi. Ada, con il suo candore infantile e il dolore inconsolabile di fronte a una bruttezza che non si riesce a fermare. Olmo, coerente con ciò in cui crede e allo stesso tempo leale con gli amici. Alfredo, nell’eterno limbo tra l’agire e il restare a guardare. I contadini, con la loro logica semplicità fatta di bisogni primari da soddisfare e di solidarietà.
Le scene cult: la Liberazione, il processo popolare, la festa. Che una nuova liberazione dal brutto, dall’ignoranza, dalla volgarità possa accadere di nuovo.
Pubblicato da: CinLarella su: marzo 13, 2011
Riassumendo: coppia benestante con relazione di lunga durata alle prese con figli adolescenti e relative problematiche. Niente di particolarmente innovativo direte. Infatti. Se non fosse che la coppia è composta da due donne (Annette Bening e Julianne Moore), entrambe diventate madri con il seme del medesimo donatore: Nicole ha partorito Joni e Jules ha dato alla luce Laser. Fin qui tutto bene. I ragazzi crescono “nel migliore dei modi possibili”. Ma mentre Joni è concentrata sul suo futuro al college e non ha alcun desiderio di conoscere il padre biologico, Laser sente la mancanza di una figura maschile con cui confrontarsi. Così, grazie alla sorella (maggiorenne, pertanto in grado di richiedere informazioni sul donatore), incontra finalmente Paul (Mark Ruffalo), destinato a sconvolgere, con la sua natura bohèmienne, le vite di tutta la famiglia.
The Kids are all right non è un film schierato. Il suo intento non è convinvere il pubblico che “due mamme” sono meglio di una coppia “tradizionale”. Non ho riscontrato strumentalizzazioni a favore delle coppie omosessuali. Del fatto che i genitori protagonisti siano due donne quasi non ci si accorge. Ed è questo il pregio del film. Non è importante chi ti ha cresciuto. Ma come lo ha fatto. E come ti è e ti sarà accanto.
Il focus è sugli “scricchiolamenti” che un legame in piedi da vent’anni può avere, sui problemi legati alla quotidianità (non solo nella gestione dei figli, ma nel conciliare vita privata e lavoro, aspirazioni professionali e realtà): tematiche universali insomma. Paul esplode come una granata in un sistema di vita organizzato e tranquillo, ha l’effetto del sale sulle ferite. Rappresenta la crisi. Che spaventa ovviamente, ma che se viene superata rende più forti.
Commedia brillante, divertente, ben interpretata: Annette Bening è credibile e mascolina quanto basta nel ruolo del “padre” di famiglia, Julianne Moore se la cava (anche se continuo a preferirla nei suoli drammatici) e Mia Wasikowska non ho ancora capito se ci è o ci fa..attendo il terzo film per un giudizio. Dulcis in fundo..Mark Ruffalo. Una folgorazione: guascone, accattivante, libero. Il mio preferito..insieme al giardiniere messicano! Voto: 7
Pubblicato da: CinLarella su: marzo 8, 2011
Confesso. Sono sempre stata attratta dalle vicende della monarchia britannica. Quindi, dopo aver visto The King’s Speech, per par condicio non potevo non guardare anche The Queen, affresco pungente sulla regina più longeva del pianeta. La quale, a dire il vero, non ci fa una gran figura. Gelida, altera, antipatica. Capace di impietosirsi e di provare sentimenti per la morte di un cervo, ma non per quella della ex moglie del primogenito…Lady D.
Diana Spencer muore in un tragico incidente d’auto a Parigi. Il film racconta il “grande spavento” per quanto sarebbe potuto accadere se Queen Elizabeth non avesse ascoltato le richieste del suo popolo (che la voleva a Londra, con bandiere a mezz’asta, a rendere omaggio alla Principessa della Gente). Obbligo o scelta vincente per evitare il baratro? Frears, dopo aver tratteggiato la Royal Family come un branco di insensibili (su tutti il consorte e la Regina Madre) e opportunisti (Charles), lascia uno spiraglio di speranza. Della serie..”non sono cattiva..è che mi disegnano così”. Insomma, la “spiegazione” che vede Elisabetta fredda come un iceberg perchè educata a nascondere le sue emozioni (anzichè esibirle davanti ai fotografi) proprio non è credibile!
Helen Mirren è bravissima. La somiglianza (non solo fisica, ma anche posturale) è incredibile. Il film si regge sulla sua interpretazione, con il cast che le gira intorno. Tutti sono ai suoi piedi. Perfino il laburista Blair, che potrebbe dare la spallata definitiva alla monarchia, e che alla fine si scopre suo grande sostenitore.
Da vedere per la già citata Mirren e per i dialoghi puntigliosi e forse veritieri. Voto: 6.5
Pubblicato da: CinLarella su: marzo 1, 2011
E alla fine gliel’hanno dato, il meritato Oscar, a Colin. Peccato che dovessero premiarlo nel 2010, per A Single Man.
Ma d’altra parte anche Jeff Bridges è stato premiato l’anno scorso e non per il suo film migliore (Crazy Heart). Insomma, quelli dell’Academy ti consegnano il tutto con un po’ di ritardo..basta saperlo
Premetto che non ho ancora visto tutti i film candidati (e alcuni penso non li vedrò nemmeno..127 ore in primis, anche se James Franco è bravo..però non penso di poter assistere su maxischermo alla scena di un uomo che si amputa un braccio) ma alla fine penso che il discorso del Re sia un buon film. Non eccelso..ma d’altra parte negli ultimi anni il livello dei film premiati si è abbassato vertiginosamente (penso a The Millionaire favoletta simpatica e ben girata…ma tutte quelle statuette??).
The King’s Speech è ben fatto, pulito, classico. E ottimamente interpretato. Non solo da Colin Firth, ma anche da Geoffrey Rush e da Helena Bonham Carter. Insomma, non credo abbia rubato niente a nessuno.
Per gli altri premi tutto come da copione: unica sorpresa (forse) gli attori non protagonisti (Christian Bale e Melissa Leo), entrambi nel cast di The Fighter. Dai provini mi è sembrat0 molto un remake di Rocky, tutona grigia da training compresa. Melissa Leo è un’ottima attrice (se lo avete perso, recuperate Frozen River)..quindi forse varrà la pena di vederlo, almeno per lei…non certo per Mark Wahlberg.
Miglior Film straniero al danese “In un mondo migliore”, già trionfatore a Roma. Peccato per Biutiful..e per Javier Bardem. Io facevo il tifo per loro!
Cerimonia noiosa, ingessatissima. Ridateci Billy Crystal!!!!
Pubblicato da: CinLarella su: febbraio 22, 2011
Premetto che il genere western non è tra i miei preferiti. Ma ho pensato: un western dei fratelli Coen…sarà certamente “diverso”: geniale, irriverente, divertente. Anche se è un remake di un film con John Wayne.
Invece no. A parte un paio di battute politically scorrect dedicate agli indiani d’america e ai texani..sembra una favola Disney..anzi Dreamworks, visto che l’executive producer è Spielberg.
Insomma…una delusione!
Tutto come da copione: ci sono i buoni, i cattivi, le sparatorie, i cavalli, la prateria, gli indiani, i saloon, la ferrovia…e la scontatezza! Zero brividi. Ma qualche nota positiva c’è:
- è una storia al femminile. La protagonista è Mattie, una ragazzina di 14 anni, arguta, coraggiosa, pragmatica. Ingaggia il migliore sceriffo federale perchè dia la caccia e arresti il malvivente che ha ucciso il padre. Ovviamente lei non ha intenzione di stare a casa ad aspettare. Ma prenderà parte attiva alla spedizione. Bell’esempio di donna con cervello!
- Jeff Bridges. Ormai non ci sono più parole per descrivere la bravura e l’istrionicità di quest’uomo. Perfetto nei panni del burbero Grinta. Anche Matt Damon e Josh Brolin se la cavano. Ma dopo Bridges il mio preferito è Barry Pepper nei panni di Lucky Ned. Lui si che ha la faccia e il mood da cattivo senza scrupoli!
Il voto complessivo è un sei. La produzione forse ha imbavagliato la fantasia dei Coen (niente a che vedere con Il Grande Lebovski o Fratello dove sei?), ma alla fine il film scorre…anche se non è certo il loro lavoro più riuscito.
Pubblicato da: CinLarella su: febbraio 10, 2011
Perdonate la digressione, ma l’argomento mi sembra importante:
Domenica 13 Febbraio, ore 15,00
Piazza Martiri del 7 Luglio – Reggio Emilia
Per la nostra dignità di Donne
http://senonoraquandoreggioemilia.wordpress.com/
Commenti recenti